Margherita Vaghi sa quello che vuole, ma soprattutto quello che non vuole: sprecare. Le piace dare una nuova vita alle cose, immaginare possibilità dove altri vedono qualcosa da mettere da parte.
Arriva dalla grafica e dalla pubblicità. Mentre lavora a Barcellona, prende forma un’intuizione legata al magazzino dell’azienda di famiglia, attiva nell’arredamento degli hotel di lusso: trasformare quei tessuti rimasti inutilizzati in borse.
È così che comincia la storia di Labolsina, un progetto che ha attirato l’attenzione di noi di Not Ordinary, sempre alla ricerca di marchi con qualcosa di particolare da raccontare. Qui si intrecciano una storia di famiglia, viaggi, lavoro e il desiderio di creare.

Quello che nasce quasi per gioco diventa un mestiere: fiere, incontri con fornitori, ricerca di laboratori. E una difficoltà concreta, quella di trovare chi sia disposto a produrre piccole quantità. Perché lavorare con materiali d’archivio significa anche lasciare che sia il tessuto disponibile a stabilire quante borse potranno nascere.
Ma il recupero è solo l’inizio del processo creativo. Margherita accosta colori, combina materiali e sperimenta lavorazioni. Il rombo grigio e nero di una delle prime stoffe trovate in magazzino diventa il punto di partenza per nuovi pannelli, realizzati unendo tessuti differenti.Un marchio di fabbrica,Una geometria che trasformerà nella firma del brand.

Labolsina prende così la forma di un laboratorio creativo, dove l’artigianalità si riconosce negli accostamenti e nell’attenzione ai dettagli. Molte borse sono pezzi unici: la loro individualità nasce dal materiale, dalla sua disponibilità e dal modo in cui viene interpretato.
È questo l’aspetto che Margherita vuole far emergere: l’unicità della borsa accanto a quella della donna che la sceglie. Un colore che ci somiglia, un tessuto che ci incuriosisce, un dettaglio che ci fa pensare: eccola, è la mia.
La Layoyo rende concreta questa idea. È uno dei modelli che le dà più soddisfazione e continua a ricevere ordini. A Varenna, racconta, i visitatori stranieri si fermano colpiti dalla varietà dei tessuti. Durante alcuni temporary, inoltre, può personalizzarla sul momento o nei giorni successivi, aggiungendo alla creazione qualcosa di chi la porterà.

Dagli hotel arrivano i tessuti, agli hotel tornano le borse. Il legame con l’ospitalità continua a crescere: da circa un anno Margherita collabora direttamente con alcune strutture e per il Grand Hotel et de Milan ha realizzato borse da regalare agli ospiti VIP. Un souvenir decisamente più interessante della solita saponetta.
E poi Labolsina scende in campo, letteralmente. Per il torneo di tennis di Monza nasce una shopper pensata per promuovere l’evento, che piace e torna nelle edizioni successive, trovando spazio anche nel mondo del padel. Nel 2026 arriva anche un borsone, in diversi colori. Perché sul rovescio possiamo ancora lavorare, ma almeno la borsa l’abbiamo scelta bene.

Forse il piacere di scoprire Labolsina sta proprio qui: trovare una borsa che scegli tu. E che non avranno tutte.


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